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PAPA SERVE RISPETTO PER GLI IMMIGRATI

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Pope Francis sits during his weekly general audience, in St.Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, June 28, 2017. (ANSA/AP Photo/Andrew Medichini) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]

PER IL GIONALE.IT  DI SERGIO RAME

 

“A me non piace dire migranti, mi piace dire persone migranti”. Nel’Udienza generale incentrata sul viaggio apostolico in Marocco, che si è appena concluso, papa Francesco ha messo in guardia “dalla cultura dell’aggettivo”, senza sostanza. “Migrante è aggettivo, persona è sostantivo – ha osservato Bergoglio, in un intervento a braccio – noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo e dimentichiamo tante volte i sostantivi, la sostanza. L’aggettivo va attaccato a un sostantivo, persona migrante, così c’è rispetto”. “La cultura dell’aggettivo – ha poi sottolineato il Pontefice – è troppo liquida, troppo gassosa”.”Non dobbiamo spaventarci della differenza”. Durante l’Udienza generale sul suo viaggio apostolico in Marocco, Bergoglio ha anche spiegato come tutte le religioni guardino “il cielo e Dio”. “Qualcuno può domandarsi: ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché Dio permette tante religioni?”, si è quindi interrogato il Santo Padre. Che poi ha ricordato ai fedeli: “Con i musulmani siamo discendenti dello stesso padre Abramo”. “Dio ha voluto permettere questo, i teologi della scolastica dicevano la voluntas permissiva di Dio, ha voluto permettere questa realtà: tante religioni, ognuna nasce da una cultura, ma tutti guardano il cielo e Dio – ha continuato – siamo tutti fratelli e quel che Dio vuole è la fratellanza tra noi e in modo speciale in questo viaggio con i nostri fratelli figli di Abramo musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza, Dio ha voluto questo, ma, sì, dobbiamo spaventarci se non facciamo lavoro di fratellanza e non andiamo insieme nella vita”.Secondo papa Francesco, “servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà”. E per lui, in modo particolare è stata una gioia e un onore poterlo fare in Marocco, incontrando “il suo popolo e i suoi governanti”. “Specialmente re Mohammed VI è stato fraterno, tanto amico, tanto vicino”, ha concluso Bergoglio dopo aver ringraziato il Signore per avergli permesso di “fare un altro passo sulla strada del dialogo e dell’incontro con i fratelli e le sorelle musulmani”. “Il mio pellegrinaggio ha seguito le orme di due Santi: Francesco d’Assisi e Giovanni Paolo II. Ottocento anni fa – ha infine sottolineato il Pontefice – Francesco portò il messaggio di pace e di fraternità al Sultano al-Malik al-Kamil. Nel 1985 Papa Wojtya compì la sua memorabile visita in Marocco, dopo aver ricevuto in Vaticano, primo tra i Capi di Stato musulmani, il Re Hassan II”.

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